
Torna dal 20 luglio 2026 “Tesori del Fondo Antico” con un’esposizione su Gaetano Filangieri
Nella ricorrenza della scomparsa di Gaetano Filangieri (21 luglio 1788), la Sala del Fondo Antico esporrà per un mese l’edizione milanese (1791) de La scienza della legislazione, che rappresenta la prima stampa completa dell’opera.
Appartenente a una famiglia tra le più antiche della nobiltà partenopea, Filangieri avviò la stesura dell’opera già nel 1776 e la dette alle stampe a Napoli, a partire dal 1780, finché la morte prematura ne interruppe il compimento. Attraverso un progetto sistematico, il filosofo napoletano ha indagato i principali ambiti dell’organizzazione civile –dalle leggi politiche ed economiche al diritto penale, dall’educazione alla religione–identificando nella qualità della legislazione il presupposto di un rinnovamento, che resta legato al riformismo dell’assolutismo illuminato. Il primato della legge, la separazione dei poteri, l’abolizione della tortura, la certezza del diritto, la responsabilità dei giudici, la centralità dell’istruzione e dell’opinione pubblica costituiscono alcuni dei temi che hanno reso La scienza della legislazione una delle opere più influenti del costituzionalismo moderno. Come ci segnala la Prof.ssa Maura Mordini: «Nell’immediato, pur scontrandosi anche con la censura delle autorità ecclesiastiche, la fortuna editoriale dell’opera fu straordinaria. In tal senso, si può ricordare anche l’altra edizione posseduta dal Circolo Giuridico (riprodotta nel frontespizio), che risulta stampata nel 1819 a “Filadelfia”, presso la “Stamperia delle Provincie Unite”: si tratta, invece, di una ristampa prodotta a Livorno, indicante il nome di una città straniera probabilmente anche per eludere le restrizioni. Tradotta in numerose lingue e conosciuta dai principali protagonisti della cultura europea e americana (come Benjamin Franklin), l’opera contribuì al dibattito sulle riforme legislative e costituzionali tra Sette e Ottocento, fino alla comparsa dell’aspra critica di Benjamin Constant (1822-1824)».
L’esposizione intende richiamare l’attenzione su un celebre testimone della cultura illuministica meridionale, centrale anche nella riflessione del pensiero giuridico-politico europeo: un originale elaboratore di idee, portatore di una particolare revisione del rapporto tra l’autorità sovrana, il diritto e la società, che in tempi recenti ha nuovamente richiamato l’attenzione della storiografia.