Dipartimento di Giurisprudenza

Università di siena 1240

Gian Domenico Comporti

Curriculum vitae

Gian Domenico Comporti è nato a Siena il 17 agosto 1963. Effettuati gli studi classici e conseguita la laurea in Giurisprudenza nel 1987 con il massimo dei voti, è stato nominato Professore Ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena nel 2005 e dirige dal 2007 la Scuola di specializzazione per le professioni legali. Esercita altresì la professione legale ed è Avvocato cassazionista dal 2001.

Elenco delle principali pubblicazioni

1) Il coordinamento infrastrutturale. Tecniche e garanzie, Giuffrè,  Milano, 1996, pp. XI-442;
2) Conferenze di servizi e ordinamento delle autonomie, in Diritto amministrativo, 1998, pp. 203-259;
3) Tempus regit actionem. Contributo allo studio del diritto intertemporale dei procedimenti amministrativi, Giappichelli, Torino, 2001, pp. 9-188;
4) Torto e contratto nella responsabilità civile delle pubbliche amministrazioni, Giappichelli, Torino, 2003, pp. VI-135;
5) Amministrazione e cittadino, in Persona ed amministrazione. Privato, cittadino, utente e pubbliche amministrazioni, a cura di F. Manganaro e A. Romano Tassone, Giappichelli, Torino, 2004, pp. 3-52;
6) Contenuto e limiti del governo amministrativo dell’inquinamento elettromagnetico alla luce del principio di precauzione, in Riv. giur. ambiente, 2005, pp. 215-252;
7) Verso un’amministrazione responsabile, a cura di G. D. Comporti, Giuffrè, Milano, 2005;
8) Pregiudizialità amministrativa: natura e limiti di una figura a geometria variabile, in Diritto processuale amministrativo, 2005, pp. 280-329;
9) L’atto complesso di Umberto Borsi e il coordinamento procedimentale: ovvero il nome e la cosa, in Diritto amministrativo, 2005, pp. 275-326;
10) Diritto delle reti e diritto del territorio: note minime in tema di concorso di procedimenti per conferenza di servizi, in Foro amministrativo – C.d.S., 2005, pp. 2332-2343;
11) Lo Stato in gara: note sui profili evolutivi di un modello, in Il Diritto dell’economia, 2/2007, pp. 231-280;
12) Energia e ambiente, in Diritto dell’ambiente,a cura di G. Rossi, Giappichelli, Torino, 2008, pp. 253-278;
13) Il principio di consensualità tra bilanci e prospettive, in Giustamm.it, 4-2010;
14) Il sindacato del giudice delle obbligazioni pubbliche, in Diritto proc. amm., 2010, pp. 369-427; e in AIPDA, Annuario 2009, Editoriale Scientifica, Napoli, 2010, pp. 21-75;
15) La tutela risarcitoria <oltre> il codice, in www.federalismi.it, 29 dicembre 2010, e in Foro amm.-TAR, n. 10/2010, LXVII-LXXXII;
16) Il codice del processo amministrativo e la tutela risarcitoria: la lezione di un’occasione mancata, in www.judicium.it, 12 gennaio 2011, e in Riv. dir. proc., 2011, pp. 535-565;
17) Le gare pubbliche: il futuro di un modello, a cura di G. D. Comporti, Editoriale Scientifica, Napoli, 2011;
18) La concentrazione delle tutele alla prova dell’effettività, in Giur. it, 2012, pp. 194-198;
19) Voce Piani paesaggistici, in Enc. dir., Annali, V, Giuffré, Milano, 2012, pp- 1047-1079;
20) Le contrade di Siena: un’autonomia per il territorio, in Studi senesi, 2012, pp. 32-43;
21) Problemi e tendenze dell’assetto regolatorio degli appalti pubblici, in Dir. economia, 2012, pp. 575-603;
22) La responsabilità oggettiva per esercizio illegittimo della funzione amministrativa alla ricerca di un modello, in Giur. it., 2013, pp. 1207-1212;
23) Il danno ambientale e l’operazione rimediale, in Principi europei e illecito ambientale, a cura di A. D’Adda – I. A. Nicotra – U. Salanitro, Giappichelli, Torino, pp. 81-101, nonché in Dir. amm., 1-2, 2013;
24) Viaggio nella terra di nessuno: dalla sanzione alla gestione degli abusi paesaggistici, in Riv. giur. ed., 2013, I, 464-474.

TESI DI LAUREA IN DIRITTO AMMINISTRATIVO

1) L’assegnazione della tesi di laurea in Diritto Amministrativo dovrebbe essere richiesta almeno 9/12 mesi prima della sessione in cui lo studente intende laurearsi e presuppone il brillante superamento degli esami di Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo, una buona conoscenza della disciplina, anche nei suoi aspetti processuali, acquisita preferibilmente attraverso la assidua e attiva frequenza ai corsi, ai seminari e alle esercitazioni. E’ richiesta, inoltre, una buona capacità di ricerca e analisi delle fonti, in particolare modo giurisprudenziali, che sono proprie della disciplina. Tali condizioni sono essenziali, perché offrono allo studente gli strumenti per affinare una particolare sensibilità, curiosità e attitudine alla “esplorazione” del tema della ricerca: ingredienti fondamentali di qualunque avventura intellettuale 1.
Nella prima riunione con il professore lo studente interessato deve presentare la domanda di assegnazione 2 corredata di un curriculum contenente l’indicazione degli esami superati e del relativo voto, della media, delle lingue straniere conosciute, dei temi di interesse e delle ragioni per le quali si intende svolgere la tesi in diritto amministrativo, della sessione in cui ci si intende laureare.
L’argomento della tesi è definito nel corso di alcune (a) riunioni preliminari con il professore, nelle quali sono vagliate le varie proposte, anche tenendo conto delle curiosità intellettuali e delle inclinazioni dello studente, e ne viene verificata la fattibilità, in termini di novità dell’argomento, esistenza, accessibilità e disponibilità delle fonti. Successivamente i laureandi effettueranno le (b) letture introduttive e di carattere generale indicate dal professore e procederanno, quindi, con le (c) letture più specifiche, la ricerca, la selezione e l’analisi delle fonti dottrinarie, normative e giurisprudenziali, al fine di inquadrare meglio le problematiche dell’argomento prescelto e redigere un primo (d) schema orientativo della ricerca. Definito, anche all’esito di un auspicabile (e) confronto con il futuro correlatore della tesi (che potrebbe anche appartenere ad un settore disciplinare diverso o ad altra università), lo (f) schema operativo del lavoro, seguirà la stesura di una (g) prima versione dell’elaborato, che dovrà essere consegnata al professore per la lettura e le necessarie correzioni almeno 5 mesi prima del termine previsto per il deposito finale della tesi in Segreteria. Le (eventuali, ma molto probabili nella pratica: h) stesure successive 3 dovrebbero essere affrontate non nell’ottica del mero aggiustamento formale e testuale, ovvero come ripetizione nella sostanza delle versioni precedenti pure diversamente sistemate ed emendate dei difetti rilevati, ma come occasioni per una nuova ed autonoma elaborazione del tema, alla luce delle indicazioni ricevute dal professore e da altri docenti coinvolti, degli approfondimenti nel frattempo effettuati e della maggiore consapevolezza raggiunta sulle problematiche affrontate. La (i) stesura definitiva è affidata alla esclusiva responsabilità dello studente e deve condurre alla edizione di un testo che, anche dal punto di vista linguistico, dovrebbe apparire il più possibile chiaro, lineare ed efficace nello sviluppo delle argomentazioni 4.
E’ importante tenere presente che la tesi di laurea rappresenta una importante occasione di approfondimento critico di un tema specifico, che consente di sviluppare le capacità apprese nei corsi universitari e di mettere a punto un metodo di ricerca che può servire anche per i futuri sbocchi professionali del laureato. Guai, dunque, a vivere questa esperienza come un mero adempimento conclusivo dell’iter universitario, guardando cioè con spirito computazionale a quanto è stato fatto anziché alle prospettive future: guai, in sostanza “a voler codificare anche questi spazi d’inventiva e di libertà, contando in termini di crediti ogni minuto di attenzione degli studenti, monetizzando l’intelligenza e l’immaginazione con desolante spirito burocratico” 5.
La tesi costituisce un contributo originale dello studente sul tema di ricerca prescelto. Ciò non significa che sia richiesto uno studio realmente innovativo, essendo difficile che uno studente, per quanto bravo, abbia acquisito le necessarie capacità di approfondimento all’esito di un normale corso di studio universitario. Casi del genere, per quanto rari, sono comunque premiati in sede di laurea, non solo in termini di punteggio ma anche in forma di incoraggiamento all’approfondimento e rielaborazione dei risultati più significativi della tesi per successive pubblicazioni.
Normalmente, dunque, al laureando si richiede una originalità di metodo 6 più che di risultato: nel senso che la tesi deve essere il frutto di una lavoro personale di ricerca, selezione e studio del materiale e di organizzazione ed esposizione delle argomentazioni funzionali a fare emergere un proprio, personale punto di vista 7. Del resto, lo stesso significato etimologico corrente di costruzione (cum-struere) denota il mettere insieme un materiale preesistente per dare vita a un qualche cosa di nuovo: attività che si risolve spesso in una ri-costruzione, “in cui ciò che si apporta di nuovo sono le vie, gli itinerari mentali cui affidarsi” 8. Lo studente consapevole di ciò può sentirsi tranquillo se anche un intellettuale di avanguardia come Giorgio Morandi (1890-1964) sosteneva: “di nuovo al mondo non c’è nulla o pochissimo, l’importante è la posizione diversa e nuova in cui un artista si trova a considerare e a vedere le cose della cosiddetta natura e le opere che lo hanno preceduto e interessato” (da una lettera all’amico Lamberto Vitali del 3 agosto 1962, poi citata nella sua monografia Giorgio Morandi pittore, Milano, ed. del milione, 1964, 40).
Ciò impone non solo chiarezza espositiva ma anche correttezza e rigore nella indicazione delle fonti 9: poiché quasi tutte le tesi contengono parti compilative riprese da lavori di altri autori, è necessario che ogni affermazione e citazione, che non siano propriamente personali, siano indicate tra virgolette e rechino in nota l’indicazione completa dell’opera da cui sono tratte 10. E’ pertanto opportuno che la tesi sia scritta con note a piè di pagina, che contengano l’indicazione delle fonti strettamente e direttamente funzionali a sostenere (o contraddire) il ragionamento sviluppato nel testo 11, e si concluda con l’elenco completo della bibliografia sull’argomento, che rechi anche l’indicazione delle opere lette e tenute presenti, anche se non citate nelle note. In alcuni casi può essere utile anche la compilazione di un elenco finale della giurisprudenza selezionata e studiata. In ogni caso, è necessario dare all’elaborato il seguente ordine: indice-sommario, introduzione, capitoli, conclusione, bibliografia, elenco giurisprudenza (eventuale).
La selezione ed elaborazione dei vari formanti (normativi, giurisprudenziali e dottrinali) della tesi dovrebbe essere guidata da un criterio ordinatore funzionale allo sviluppo delle argomentazioni sostenute. In genere, è preferibile seguire un ordine cronologico e partire dal materiale più risalente nel tempo, non solo perché ciò consente di svelare in senso diacronico l’evoluzione storica degli istituti e delle relative chiavi di lettura, ma anche perché permette di risalire alle forme più semplici ed elementari di manifestazione di certe problematiche che così sono “più facilmente intuibili e studiabili e soprattutto maggiormente riducibili a processi regolari di quanto non lo siano le forme estremamente complesse dei nostri giorni” 12. Chi non segua questa regola di risalire alle origini di un istituto “rischia di non capire appieno di che si tratta, di ripetere inutilmente un lavoro già fatto da altri o di affrontare problemi che sono già stati risolti” 13. In questa ottica, appare dunque opportuno risalire alle originarie interpretazioni dei fenomeni studiati e seguirne gli sviluppi successivi, cercando di aggregare il (talvolta complesso ed articolato) materiale disponibile intorno alle tesi dottrinarie ed alle decisioni giurisprudenziali decisive, che andrebbero perciò individuate ed isolate come punti di riferimento principale per la trattazione critica del tema.
In definitiva, possiamo osservare con Cervantes che tutto quello che occorre all’autore è “il gusto di rappresentare le cose”. Così “basterà che pianamente, con parole espressive, oneste e ben collocate, sorga il (vostro) discorso, in periodi festosi e sonori, ritraendo, nella misura in cui vi sarà possibile, la vostra intenzione; e facendo comprendere i vostri concetti senza aggrovigliarli o renderli oscuri. Fate anche in modo che leggendo la vostra storia, il malinconico s’inclini al riso, il gaio lo sia ancora di più, l’ignorante non s’arrabbi, al persona colta ne ammiri l’immaginazione, quella grave non la disprezzi, e la persona di spirito non manchi di lodarla” 14.

2) Letture consigliate.

2.1) Prima di iniziare a lavorare sulla tesi, può essere utile la lettura dei seguenti testi:
A. Guarino, La tesi di laurea (1960), Napoli. Jovene, 2007
U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Milano, Bompiani, 1999;
A. Meloncelli, Come si scrive la tesi di laurea, Rimini, Maggioli, 1990;
A. Meloncelli, Come si cerca il diritto. La ricerca di leggi, giurisprudenza e letteratura attraverso biblioteche, bibliografie e banche dati. Strumenti e metodi, Rimini, Maggioli, 1990;
L. Vandelli, a cura di, Guida alla ricerca dei materiali – Diritto pubblico – Amministrazioni pubbliche, Spisa, Rimini, Maggioli, 2000;
G. Pascuzzi, Giuristi si diventa, Bologna, il Mulino, 2008, spec. Cap. II e IV;
M. Cerruti – M. Cini, Introduzione elementare alla scrittura accademica, Roma-Bari, Laterza, 2009;
Facoltà di Lettere e Filosofia – Università degli Studi di Siena, Scrivere tesi e tesine. Breve guida pratica, a cura dei tutor della Facoltà di Lettere e Filosofia D. Bennati, G. Fanfani, I. I. Palesi, C. Zunino, a.a. 2010-2011;
IRPA, AA.VV., Guida alla ricerca per i giovani giuristi, formato Kindle, 2012.

2.2) Si consigliano, inoltre, le seguenti letture di approfondimento generale, preliminari alle ricerche specifiche sul tema:

a) Diritto amministrativo:
S. Romano, L’ordinamento giuridico, 2° ed., Firenze, Sansoni, 1946; da accompagnare con A. Romano, L’ordinamento giuridico di Santi Romano, il diritto dei privati e il diritto dell’amministrazione, in Dir. amm., 2011, 241 ss.;
M. S. Giannini, Profili storici della scienza del diritto amministrativo, in Quaderni fiorentini, 1973, 179 ss.;
F. Benvenuti, Funzione amministrativa, procedimento, processo, in Riv. trim. dir. pubbl., 1952, 118;
M. Nigro, Studi sulla funzione organizzatrice della pubblica amministrazione, Milano, Giuffré, 1966;
G. Berti, Procedimento, procedura, partecipazione, in Studi in memoria di E. Guicciardi, Padova, 1975, 779;
G. Berti, La parabola della persona Stato (e dei suoi organi), in Quad. fiorentini, 1982-83, II, 1001;
M. D’alberti, Diritto amministrativo comparato, Bologna, Il Mulino, 1992;
F. Merusi, Democrazia e autorità indipendenti, Bologna, Il Mulino, 2000;
F. Merusi, Buona fede e affidamento nel diritto pubblico (1970), ristampa con l’aggiunta di una Introduzione, Milano, Giuffré, 2001;
S. Cassese, L’arena pubblica: nuovi paradigmi per lo Stato, in Riv. trim. dir. pubbl., 2001, 607;
M. D’alberti, a cura di, Le nuove mete del diritto amministrativo, Bologna, Il Mulino, 2010;
M. R. Ferrarese, La governance tra politica e diritto, Bologna, Il Mulino, 2010.

b) Diritto processuale amministrativo:
M. Nigro, Giustizia amministrativa, Bologna, Il Mulino, 1976, 1979, 1983; la quarta edizione del 1994 è stata curata da E. Cardi e A. Nigro;
M. S. Giannini, Discorso generale sulla giustizia amministrativa, in Riv. dir. proc., 1963, 522 ss.; 1964, 12 ss. e 217 ss.;
M. S. Giannini – A. Piras, Giurisdizione amministrativa e giurisdizione ordinaria nei confronti della pubblica amministrazione, in Enc. dir., XIX, Milano, Giuffré, 1970, 229;
S. Satta, Giurisdizione (nozioni generali), in Enc. dir., XIX, Milano, Giuffré, 1970, 218;
E. Cannada Bartoli, Giustizia amministrativa, in Dig. disc. pubbl., VII, Torino, Utet, 1991, 508;
F. Merusi – G. Sanviti, L’ingiustizia amministrativa in Italia, Bologna, Il Mulino, 1986;
G. D. Comporti, Torto e contratto nella responsabilità civile delle pubbliche amministrazioni, Torino, Giappichelli, 2003;
A. Proto Pisani, Appunti sul giudice delle controversie fra privati e pubblica amministrazione, in Foro it., 2009, V, 369;
E. Garcia de Enterria, Le trasformazioni della giustizia amministrativa. Un cambio di paradigma?, trad. it. di S. R. Masera, Milano, Giuffré, 2010;
A. Travi, Considerazioni sul recente codice del processo amministrativo, in Dir. pubbl., 2010, 585;
A. Travi, Il Consiglio di stato fra legislazione e amministrazione, in Dir. pubbl., 2011, 505;
F. Merusi, Il codice del giusto processo amministrativo, in Dir. proc. amm., 2011, 1.

2.3) Per le ricerche bibliografiche e giurisprudenziali, è preferibile consultare, più che i supporti digitali ed informatici che ormai affollano il paesaggio dell’informazione e comunicano “un ingannevole senso di dominio sul tempo e sullo spazio” 15, le classiche raccolte e pubblicazioni cartacee, insostituibili palestre mentali e cittadelle del sapere 16, tra le quali si consigliano vivamente:
Dizionario bibliografico delle riviste giuridiche italiane, a cura di Vincenzo Napoletano (Guido Napoletano dal 1998), edito da Giuffré dal 1956, un “vero ferro del mestiere”, che registra e coordina anno per anno e divisi per argomenti “tutti gli scritti, ivi comprese le note e le osservazioni a sentenze, pubblicati su leggi vigenti sulle riviste giuridiche italiane”, in modo da permettere al giurista “di orientarsi anche nel campo o nel problema a lui ignoto” (come si legge nell’Invito alla dottrina che apre il primo volume, Milano, 1956, IX-XVI);
Repertorio del Foro Italiano, edito dalla Utet, dove sono raccolte anno per anno e divise per argomenti le fonti normative e dottrinarie, nonché le massime giurisprudenziali con indicazione degli estremi delle sentenze e delle riviste ove sono pubblicate;
Enciclopedia del diritto, edita da Giuffré a partire dal 1958 e, dopo 46 volumi generali (1958-1993) e 6 Aggiornamenti (1997-2022) per “conservare all’intera opera aderenza alla realtà giuridica nella sua evoluzione”, ancora in continuazione con gli Annali (2007-) dedicati ad “una raccolta mirata di voci sui temi di volta in volta emergenti nel mondo del diritto, in connessione con le tendenze in atto nella realtà economica, sociale e culturale del nostro paese, oltre che nel contesto europeo e mondiale”, che è riconosciuta “come la maggiore opera di sistemazione e ricostruzione della scienza giuridica italiana del secolo da poco trascorso (…) tra i maggiori prodotti collettivi della storia culturale italiana dell’ultimo cinquantennio” (come si legge nella Presentazione al primo volume degli Annali, Milano, 2007, V; in generale, per una valida panoramica d’insieme, si veda G. Morbidelli, I cinquanta anni dell’Enciclopedia del diritto, in Dir. amm., 2011, 499).

Siena, a.a. 2012-13

Prof. Gian Domenico Comporti